Sogni e Speranze

Perché di sogni è speranze è fatta la mia vita; e soprattutto di sogni e speranze è pieno il prologo del mio prossimo libro L’alba della Cacciatrice.

La pubblicazione è purtroppo ancora lontana, dal momento che sono in attesa delle risposte di alcune case editrici a cui ho affidato la valutazione del manoscritto, quindi ecco che i miei sogni e le mie speranze sono più vivi che mai in questo nuovo anno.

Nel frattempo però voglio farvi un piccolo regalo. Voglio stuzzicarvi con queste righe e introdurvi nel mio nuovo mondo.

Spero che vi piacerà e che vorrete intraprendere questo nuovo viaggio con me e i personaggi che so amerete quanto amo io.

Buona lettura!! 

Prologo

Venezia – 10 Anni Prima

La città delle maschere era meravigliosa come i poeti decantavano da secoli. Lo sciabordio delle acque nei canali, le gondole silenziose cariche di romanticismo, il chiacchiericcio musicale della lingua italiana nelle calli; tutto pareva prendere vita da una pagina d’autore o dalla tela di una artista. Un sogno lucente in una realtà ombrosa. Venezia non era una città d’arte. Venezia è Arte.

Se solo Anne avesse potuto vederla in un’altra circostanza avrebbe potuto godere del piacere che solo Venezia sapeva donare a chi si compiace dell’eternità del fantasioso genio umano. Anne la vedeva risplendere sotto i propri occhi e avrebbe voluto perdercisi completamente. Venezia non era solo un miraggio di bellezza in un mondo grigio; era la sua più grande speranza. Una speranza che sapeva quel giorno avrebbe trovato in Palazzo Papadopoli.

Anne scese dalla barca con circospezione. Quello non era il suo territorio. Era una zona insidiosa, governata da chi in realtà non stava dalla parte di nessuno, se non la propria. Coloro che controllavano le vie di Venezia erano ombre infide e potenti, alcune dotate di poteri antichi e incontrollabili. E l’ombra più profonda e cupa di queste era proprio quella che Anne doveva trovare. Aveva scoperto dove trovarla per puro caso e il suo Potere le aveva rivelato che quell’ombra terribile avrebbe potuto essere l’unica speranza per la salvezza dell’unica persona davvero importante per lei. Forse quell’ombra avrebbe potuto cambiare quel futuro mostruoso che la tormentava nei sogni e la terrorizzava da sveglia. Non solo, forse avrebbe cambiato anche il destino di quell’ombra miserevole che stava per incontrare; forse avrebbe cambiato il destino del mondo.

Il futuro doveva essere cambiato. E quella era l’unica possibilità che Anne avesse.

“Non devi temerla” disse la bambina accanto a lei.

Per quanto Anne sapesse di non avere nulla da temere da quella bambina la trovava una presenza inquietante. Sapeva che avrebbe dovuto capirla; infondo entrambe portavano il peso di un Potere scomodo e terribile, quello di poter vedere ciò che non è. Eppure entrambe erano cieche, in un certo qual modo, a quelle che erano le realtà del mondo. Anne in sogno poteva scorgere immagini del futuro ma ne perdeva memoria al risveglio e tutto ciò che restava di quelle rivelazioni era solo colore su una tela, spesso senza che lei potesse dire cosa rappresentasse o quando si sarebbe realizzato. Non restava nulla, se non un’immagine di cui non aveva memoria alcuna. Il dono della bambina invece era assai più grande e spaventoso. Attraverso l’uso delle carte poteva vedere qualsiasi cosa, di quel mondo e dell’altro, eppure non avrebbe mai visto nessuno dei due. Quale maledizione crudele, poter sentire tutto di un mondo eppure essere cieco, privato del piacere della bellezza.

Aveva incontrato quella bambina per caso, anche se in realtà sospettava che fosse stata lei a trovarla. La bambina, fin da principio, aveva capito chi Anne fosse, cosa fosse. E allora aveva dato speranza a una donna che non ne aveva più da tempo. Aveva riacceso in lei un desiderio sepolto: avrebbe cambiato il futuro. Quel futuro terribile che le aveva spezzato il cuore in ogni modo umanamente possibile e che gravava su tutti loro come una sentenza di morte e rovina. Doveva solo affidarsi a Lei. Lei avrebbe cambiato il futuro. Lei avrebbe protetto chi Anne non era in grado di proteggere.

“Lei non ti farà del male” ripeté la bambina, guardandola con lo sguardo vuoto di chi non ha mai visto né mai vedrà nulla coi propri occhi.

“Lo so” rispose Anne con finta sicurezza.

Senza aggiungere altre parole, sarebbero state inutili, entrò nel Palazzo. All’interno lo stile pomposo barocco, se non ricordava male dai tempi della scuola, la oppresse come un macigno. I dettagli in oro e gli immensi lampadari luminescenti di cristalli stridevano enormemente con l’idea che aveva della donna che avrebbe incontrato.

“Posso aiutarla?” chiese una giovane in abito di servizio con un sorriso affettato e assolutamente falso.

“Sto cercando una persona” rispose Anne titubante.

La ragazza la guardava, rigida, falsa e ingombrante come una statua.

“Sto cercando una donna” continuò Anne e pronunciò il nome che la bambina le aveva rivelato.

Il sorriso della ragazza divenne ancora più gelido e il silenzio si fece pesante. La stava valutando.

“Mi segua” si limitò a rispondere, il sorriso falso scomparso e le movenze seducenti abbandonate in favore di un’andatura rigida, impostata, quasi militare.

L’opulenza degli ambienti andò pian piano riducendosi finché Anne si ritrovò in un piano del palazzo dove invece dell’oro e degli affreschi regnavano solo la semplicità e il silenzio. La ragazza la fece fermare davanti a un grande portone scuro, dicendole di aspettare che la invitassero ad entrare. Allora la lasciò sola.

Anne si guardò attorno, la tensione che non riusciva a trattenere e sfogava tormentando la bretella del sacco che aveva portato con sé, all’interno del quale aveva l’occorrente per dipingere e una tela di dimensioni modeste. Era ormai un’abitudine consolidata quella di portare sempre tutto con sé. Nonostante avesse ormai da tempo il controllo sulle proprie visioni, ogni tanto qualcuna sfuggiva ancora al suo controllo. Magari quando stava per accadere qualcosa, o incontrava qualcuno di importante per lei. Forse sarebbe accaduto anche in quell’occasione. Anne in realtà ci sperava. Se davvero avrebbe incontrato colei che avrebbe potuto illuminare quel futuro oscuro che tanto la terrorizzava, allora di certo avrebbe visto qualcosa. Forse quel giorno avrebbe finalmente disegnato un destino migliore. E allora avrebbe potuto darsi pace. Tornare al branco che aveva appena acquisito come Mener e ritagliarsi un piccolo angolo di serenità.

Improvvisamente la porta di fronte a lei si aprì, con un sinistro cigolio appena. L’ombra dello stanzone si rischiarò lievemente di una luce calda e suadente. Anne strizzò gli occhi, la vista momentaneamente annebbiata dall’improvvisa luce, per scorgere cosa ci fosse all’interno.

E fu il buio.

Mi dispiace

La voce era carica di lacrime e paura. La donna che stava di fronte a lei era quasi una copia di sé stessa. Era più matura, forse sulla cinquantina, e il corpo segnato di cicatrici, ma non poteva essere lei. I capelli biondi e i lineamenti erano davvero i suoi, eppure gli occhi non lo erano. Anne aveva gli occhi azzurri, mentre quella donna aveva gli occhi verdi come un prato a maggio. Non poteva neppure essere sua sorella Tara. Chi poteva mai essere quella donna dall’aspetto ferito e tragicamente torturato da una vita di ingiustizie.

“Mi dispiace!” disse ancora la donna “Non sono riuscita a salvarti! Non ne ho avuto la forza”.

Anne non sapeva chi fosse, né ovviamente aveva idea di cosa quella donna stesse parlando. Eppure non riusciva a smettere di guardarla e senza un’apparente ragione, come se in realtà il suo corpo avesse capito qualcosa che invece la sua mente non poteva vedere, i suoi occhi si riempirono di lacrime e una tristezza infinita le scavò una voragine nel petto.

“Tu hai sacrificato tutto per me” continuò la donna “Eppure io ti ho uccisa! È stata tutta colpa mia”.

Quindi sarebbe morta e a ucciderla sarebbe stata quella donna. La guardò con più attenzione. Era davvero uguale a lei e certo non aveva dimenticato l’intensità di quegli occhi verdi che aveva così tanto amato. Sapeva chi era quella donna, non poteva sbagliarsi. Riconoscendola, non riuscì a trattenere un sorriso.

“Qualunque cosa accadrà in futuro” le rispose Anne con calore “Non sarà per colpa tua. Soprattutto la mia morte”.

“Invece sì” continuò la donna “Sarò la causa della tua fine e non voglio che accada”.

“Se anche fosse vero” la fermò Anne “Sono certa che accadrà per uno scopo più grande. Voglio solo una cosa: che il futuro cambi. Il tuo E lo cambierò, troverò un modo”.

“Il futuro è solo uno” disse allora la donna, la voce ferrea e profonda come una sentenza inappellabile “e farà di tutti noi un’unica cosa. Cenere”.

La donna scomparve in una nuvola di fumo che si sollevò verso un cielo scuro e crudele.

Tutto attorno ad Anne c’era solo morte e distruzione. Tutto ciò che era stato era stato spazzato via e del mondo rimaneva solo un’eterna e vasta desolazione senza vita. L’aria, torrida e carica di fumo, era irrespirabile e dal cielo pioveva leggera, come una neve tetra e spaventosa, cenere che lentamente ricopriva ogni cosa come un sudario.

La cenere era ovunque e sembrava non esistere altro al mondo. Quel triste mondo vuoto era la fine di ogni cosa.

Anne si voltò e alle sue spalle vide però qualcosa di diverso. Una luce. Una luce calda, confortevole come un abbraccio. Sembrava così fuori posto in quel luogo dove l’unica sovrana pareva essere la Morte.

Anne si incamminò verso di essa e quando la raggiunse si accorse che non era solo una luce. Era una persona. O qualcosa che si avvicinava ad una persona. Aveva un vestito rosso e cangiante come la più attraente delle fiamme, fatto di morbide e luminosissime piume. La pelle pareva risplendere di luce propria, diafana e calda. Gli occhi erano due pozzi di luce, profondi e dolci. I capelli danzavano attorno a lei come tante lingue di fuoco. Dalle spalle si allargavano immense quattro splendide ali che parevano fatte del fuoco degli astri. Intorno al viso aveva una sottile criniera di penne multicolori che sembrava incoronarla come una regina e sul capo, rivolte all’indietro, spuntavano eleganti un paio di lunghe corna bianche e un poco ritorte, ricoperte di soffici piume bianchissime e lucenti come madreperla. E una pietra di luna brillava accecante sulla fronte, arcana e carica di Potere.

“Chi sei?” le chiese Anne, abbagliata da quella visione meravigliosa.

L’essere la guardò con calore. Tutto in lei era dolcezza e calore.

“Vorrei darti la speranza che cerchi” le disse l’essere di fuoco “Ma il mio potere nel tuo mondo non può donare la salvezza se non a ciò che prima distrugge”.

Anne non sapeva chi fosse quell’essere, né come potesse sapere di ciò che Anne cercasse diperatamente nella sua vita.

“Io vorrei solo un futuro migliore, un modo per salvare chi amo” le rispose Anne.

L’essere le sorrise ancora.

“Hai un grande potere, Mener” le disse allora “Mi aiuterai? A cambiare questo futuro?” aggiunse indicando attorno a sé.

“Allora è possibile?” chiese Anne, tesa come mai lo era stata “Cambiare il futuro, è davvero possibile?”

“Lo scopriremo insieme” le rispose l’essere “Se vorrai aiutarmi”.

“Ti aiuterò” rispose subito Anne, il cuore acceso da una nuova, seppur tenue, speranza “Lo farò”.

“Allora ti prometto che, in cambio” disse ancora l’essere “farò tutto ciò che è in mio potere per impedire quel futuro di cui hai tanto paura. Proteggerò le tue speranze”.

Anne sorrise e si abbondonò, in ginocchio tra la cenere di un futuro infausto.

“Grazie” ma l’essere non rispose più “Chi sei?” aggiunse tra le lacrime.

“Io sono tutto”.

E come una fiamma che si solleva in cielo e scompare nell’immensità, anche l’essere si librò nell’aria e in una danza di colori e calore scomparve tra le nubi.

Il mondo si fece silenzioso. Insopportabilmente vuoto.

Grazie, pensò ancora Anne mentre chiudeva gli occhi e tornava alla realtà.

La stanza in cui Anne si risvegliò era illuminata da un camino. Sulle pareti grandi librerie resistenti davano residenza a montagne di libri e armi. Al centro, una scrivania immensa troneggiava sull’ambiente. Anne strizzò gli occhi e sospirò, esausta. Si guardò le mani e vide che erano sporche di colore.

È successo!

Con la mente più lucida, si guardò attorno per concludere che si trovava nella stanza illuminata dietro il portone scuro. Come al solito, non sapeva come ci fosse entrata, da quanto tempo fosse lì e cosa fosse successo nel frattempo. Rimaneva solo il buio delle sue visioni. Il vuoto e un’immagine. Di fianco a lei, infatti, trovò la sua tela, non più bianca e immacolata. Ritraeva una ragazza che danzava tra le fiamme, leggera e bellissima, potente ed eterna come una stella. Quell’immagine la catturò completamente. Non ricordava nulla di ciò che avesse visto e non sapeva chi fosse quella ragazza, né cosa significasse ma sentiva che, in un certo qual modo, chissà come, Anne aveva finalmente ottenuto ciò che era andata a cercare in quel luogo.

Speranza.

“Chi sei?” le si rivolse una voce che le suonò come un’eco lontana di una domanda antica e misteriosa.

Anne si voltò e su una poltrona difronte al quadro vi era una ragazza. Avrà avuto intorno ai vent’anni. Era alta e slanciata, il corpo asciutto e atletico di una combattente. Dei lunghi capelli neri, cupi come una notte completamente oscura, incorniciavano la sua figura dura e fredda. I suoi occhi parevano vuoti, completamente distanti, come quelli di un morto o di una statua. Su un braccio risaltava oscuro e netto un tatuaggio intricato.

“Sono Anne” rispose titubante.

“Sei il Mener” non prevedeva risposta e infatti Anne non ne diede.

Quella ragazza sembrava innaturale e fredda come il ghiaccio. Un corpo vuoto animato solo da obiettivi senza alcuna emozione.

“Perché lo hai disegnato?” le chiese allora.

“Non conosco la ragione” rispose timorosa “Disegno ciò che vedo ma dopo non ricordo più nulla di ciò che ho visto o delle ragioni per cui l’ho visto”.

“Cosa vuoi da me?” chiese ancora la ragazza “Perché sei qui?”

“Voglio cambiare il futuro” rispose semplicemente e, per un solo istante, parve risvegliarsi una luce in quello sguardo buio e spento.

Allora Anne sentì che avrebbe potuto aiutarla, che quella ragazza, se l’avesse seguita, avrebbe cambiato quel destino infausto che Anne temeva da così tanto tempo.

“Allora forse possiamo aiutarci a vicenda” le disse la ragazza con voce piatta.

Anne sorrise, riconoscente. Aveva trovato finalmente qualcuno disposto ad aiutarla. Forse avrebbe avuto una possibilità per cancellare per sempre quelle paure che la tormentavano da molti e troppi anni.

Lanciò un ultimo sguardo alla tela che aveva dipinto.

Infine aveva trovato la sua agognata speranza.

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